Archive for the ‘Recensioni’ Category

La verità è rivoluzionaria

domenica, aprile 25th, 2010

AGORA DI AMENABARe, altissima, illumina per sempre le miserie degli uomini.  Prima o poi, bisogna farci i conti. Tutti. Anche la Chiesa.

E ciò è straordinariamente ancor più valido oggi in cui gli strumenti di partecipazione e condivisione della conoscenza sono diventati universalmente pervasivi e non controllabili come il Vaticano stesso, mi pare, intelligentemente, riconosca. Ma questo è incidentale: non si vuole infierire sugli ultimi scandali a sfondo pedofilo che hanno coinvolto alcuni sacerdoti e prelati su cui non si può negare che questo Papa si sia mosso con inedita forza e trasparenza.

Agorà, ultimo film di Amenabar  tratta dell’amore per la Verità. Il film sulla martire pagana Ipazia, molto educativo (da far vedere agli integralisti di tutte le latitudini), al di là di mettere in luce uno dei tanti episodi dimenticati in cui i cristiani da perseguiti si trasformano in persecutori (triste stereotipo della storia) è un inno alla ricerca della Verità, alla tensione spirituale che spinge l’Umanità ad affratellarsi perchè di fronte al mistero che ci sovrasta non ci sono differenze, siamo tutti (atei o pagani, cristiani, mussulmani, ebrei o appartenenti all’ultima minuscola setta) dei poveri diavoli aggrappati al lumicino della Ragione e alla generosità del Cuore.

Dice Amenabar:

Sono passati oltre 1.700 anni da quel tempo ma la storia non è poi così cambiata. Oggi la gente continua ad uccidere per alcuni ideali, esistono forti forme di integralismo, penso soprattutto all’Islam. Al contrario, credo che l’atea e pagana Ipazia sia una figura molto vicina a quella di Cristo»

Giorgio Ambrosoli: la forza della normalità

sabato, gennaio 23rd, 2010

IMG_0477Abito in una via che interseca un grande viale da poco aperto e dedicato alla memoria di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato milanese liquidatore delle banche di Sindona e, per conto di questo, assassinato nel 1979.

Da poco suo figlio Umberto ha pubblicato un libro (“Qualunque cosa succeda” Sironi Editore) in cui racconta la vicenda e la figura del padre e contemporaneamente ne descrive la dimensione ‘familiare’ attraverso i suoi ricordi di bambino.  E’ un libro commovente, intimo e, pure, potentemente politico.

Giorgio Ambrosoli è da una parte “l’eroe borghese”, come lo ha definito nell’altro famoso libro, Corrado Stajano, l’emblema di una borghesia seria e rigorosa, dedita al lavoro e consapevole del proprio ruolo (una borghesia che non è mai stata maggioranza in questo Paese) e dall’altra è una padre (e marito) affettuoso. Una famiglia molto bella e anche molto ‘normale’ in cui attraverso l’esempio si educa, mi pare, alla responsabilità verso se stessi, in primo luogo, verso gli altri (la Società) e il Paese (le Istituzioni).

Un esempio ancora molto attuale quello di Ambrosoli,  ancora il mondo politico e quello economico sono pieni di figure che non hanno molto rispetto per le regole e per ‘vincere’ utilizzano ogni mezzo ma l’esistenza di quelle regole non è questione di mero ‘bon ton’ come dice Ambrosoli (Umberto): “Senza la coscienza dei singoli che scelgono di rispettare le norme e con esse la convivenza civile, le leggi da sole non bastano a salvare la società”

Il rispetto delle leggi è in Ambrosoli è tutt’uno con il  rispetto per gli altri, egli  ha ben presente nel normale adempimento dei propri doveri d’ufficio che sta servendo lo Stato e cioè la collettività, Lui sta facendo gli interessi di tutti noi, e primariamente di chi non può difendersi, perchè non ha mezzi, amici potenti, intrallazzi vari. E lo Stato  (inteso in questo caso come le sue massime rappresentanze istituzionali) non riconosce il valore civile e morale del suo lavoro anzi in qualche modo trama con chi ha rubato centinaia di miliardi ai cittadini italiani. Vergognosa, per inciso, è l’assenza dello Stato (escludendo la Banca d’Italia e qualche magistrato) ai suoi funerali.

Mi verrebbero da fare dei parallelismi con la situazione politica attuale ma non voglio finirla in polemica, non sarebbe rispettoso per la memoria di quest’uomo, voglio solo dire che a me, uomo di sinistra (che non sa più bene cosa voglia dire questa parola ma si ostina a definirsi tale) la vita di questo moderato, monarchico, insegna l’etica della responsabilità e del rispetto, cose molto presenti nella cultura della vecchia classe operaia ma che sono venute meno nel corso degli anni ‘70 e ‘80 all’interno dei movimenti di sinistra, ed è paradossale che nel disprezzo delle regole destra e sinistra (da una parte per il prevalere degli interessi individuali e dall’altra per questioni ideologiche) siano state tragicamente concordi.

Little Miss Sunshine

venerdì, gennaio 9th, 2009

Un film che non avevo visto a suo tempo e di cui ho acquistato il dvd in svendita in un grande media store.

Una commedia simpatica, non ruffiana, con un cast di attori di tutto rispetto a partire da Toni Colette (la madre del bambino del ‘Sesto Senso’) che ha divertito (me e mia figlia) in modo non stupido. Un road movie di cui si ricorderà certamente anche il vecchio pullmino Volkswagen giallo, cimelio beatnik, che trasporta, per un bel pezzo di California, questa famiglia così eccentrica e, in fondo, così normale nel senso più ’sano’ del termine. Una famiglia in grado, cioè, di garantire protezione e calore umano a tutti i suoi membri nonostante i problemi e i fallimenti, piccoli o grandi, di ognuno.

In certi momenti il film, pur nell’estrema diversità di stile, mi ha ricordato ‘Bellissima‘ di Luchino Visconti perchè, in fondo, si racconta dello scontro tra l’innocenza di un sogno e una società vuota e, per ciò stesso,  ‘cattiva’.

Il dvd contiene anche una bella intervista dei i registi con un dettagliatissimo “making of” del film da cui si può apprezzare la meticolosità con cui il film è stato progettato e realizzato.

La breve vita felice di Francis Macomber

domenica, luglio 20th, 2008

ATTENZIONE! HemingwaySE LEGGETE IL POST CONOSCERETE LA FINE DEL RACCONTO!

Una storiella di quel gran maschilista di Ernest Miller Hemingway sulla vita e sulla morte, sull’eterno triangolo, con il vero uomo (quello che non deve chiedere mai!) l’uomo-bambino e la donna perversa, ma Ernest è  formidabile nel descrivere sullo sfondo della impari battaglia con le bestie della prateria (leoni, antilopi, bufali) la più sotterranea ma non meno letale guerra tra gli umani, in particolare tra Francis e la bella (e crudele) moglie Margaret della quale subisce pavidamente i frequenti tradimenti.

Francis è un codardo, e la sua fuga di fronte al leone pur ferito lo rivelerà a tutti, questa paura è la paura di tutti gli uomini che non sono mai cresciuti e sono, dunque, incapaci di vivere, e sono preda, così pensa Ernest, di queste donne manipolatrici e un pò perverse.

(continua…)