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10 domande all’opposizione/maggioranza locale
sabato, febbraio 13th, 2010Repubblica oggi riporta la notizia che ad un convegno londinese illustri giornalisti e professori (esperti di cose italiane) hanno rilanciato l’idea del decalogo questa volta rivolto alla opposizione e con l’ intendimento di sollecitare e promuovere una alternativa a Berlusconi e al suo sistema di potere che dà, quotidianamente, vistosi segni di cedimento.
Probabilmente sarebbe uno sforzo troppo grande per il PD, oggi, cercare di rispondere a queste domande, ma sarebbe utile e interessante se qualcuno nelle alte sfere ci si volesse cimentare.
Ho provato a declinare il decalogo in salsa locale, anche lì (qui) dove il centrosinistra è maggioranza. Sono domande che, per ragioni di militanza, rivolgo anche a me stesso:
- A quali valori di fondo si ispira la nostra attività amministrativa ?
- Perché in 60 anni di quasi ininterrotto governo di centrosinistra non siamo riusciti a ricostruire il teatro comunale e invece in pochissimo tempo abbiamo costruito il centro commerciale più grande dell’Emilia Romagna proprio a ridosso del centro storico non agevolando, in tal modo, una sua riqualificazione ?
- Quale idea di città del futuro abbiamo , per quale tipo di sviluppo ci schieriamo ?
- Che politiche intendiamo adottare sulla casa, sulla sicurezza affinchè la società multietnica sia una prospettiva naturale e non un incubo angoscioso ?
- Cosa pensiamo di fare per modificare radicalmente gli attuali metodi di selezione della classe politica e amministrativa e agevolare l’emergere di giovani non ‘irregimentati’ ?
- Cosa intendiamo fare per migliorare l’efficenza della burocrazia (che non è una parolaccia, la burocrazia è garanzia di trasparenza!) ?
- Cosa pensiamo di fare per garantire, accrescere, allargare, la partecipazione dei cittadini alla vita politica della città (presupponendo che la democrazia non sia una delega in bianco ogni 5 anni) ?
- Quali azioni pensiamo di realizzare per ridurre il digital divide e sviluppare una moderna ’società dell’informazione’ ?
- Dove e come pensiamo di risparmiare risorse pubbliche?
- Abbiamo qualcuno capace di ricreare la fiducia, la speranza in un progetto, in un sogno, graduale ed onesto, di cambiamento, per cui gli elettori di sinistra potrebbero, dovrebbero votarci?
Grazie in anticipo per le risposte.
Giorgio Ambrosoli: la forza della normalità
sabato, gennaio 23rd, 2010
Abito in una via che interseca un grande viale da poco aperto e dedicato alla memoria di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato milanese liquidatore delle banche di Sindona e, per conto di questo, assassinato nel 1979.
Da poco suo figlio Umberto ha pubblicato un libro (“Qualunque cosa succeda” Sironi Editore) in cui racconta la vicenda e la figura del padre e contemporaneamente ne descrive la dimensione ‘familiare’ attraverso i suoi ricordi di bambino. E’ un libro commovente, intimo e, pure, potentemente politico.
Giorgio Ambrosoli è da una parte “l’eroe borghese”, come lo ha definito nell’altro famoso libro, Corrado Stajano, l’emblema di una borghesia seria e rigorosa, dedita al lavoro e consapevole del proprio ruolo (una borghesia che non è mai stata maggioranza in questo Paese) e dall’altra è una padre (e marito) affettuoso. Una famiglia molto bella e anche molto ‘normale’ in cui attraverso l’esempio si educa, mi pare, alla responsabilità verso se stessi, in primo luogo, verso gli altri (la Società) e il Paese (le Istituzioni).
Un esempio ancora molto attuale quello di Ambrosoli, ancora il mondo politico e quello economico sono pieni di figure che non hanno molto rispetto per le regole e per ‘vincere’ utilizzano ogni mezzo ma l’esistenza di quelle regole non è questione di mero ‘bon ton’ come dice Ambrosoli (Umberto): “Senza la coscienza dei singoli che scelgono di rispettare le norme e con esse la convivenza civile, le leggi da sole non bastano a salvare la società”
Il rispetto delle leggi è in Ambrosoli è tutt’uno con il rispetto per gli altri, egli ha ben presente nel normale adempimento dei propri doveri d’ufficio che sta servendo lo Stato e cioè la collettività, Lui sta facendo gli interessi di tutti noi, e primariamente di chi non può difendersi, perchè non ha mezzi, amici potenti, intrallazzi vari. E lo Stato (inteso in questo caso come le sue massime rappresentanze istituzionali) non riconosce il valore civile e morale del suo lavoro anzi in qualche modo trama con chi ha rubato centinaia di miliardi ai cittadini italiani. Vergognosa, per inciso, è l’assenza dello Stato (escludendo la Banca d’Italia e qualche magistrato) ai suoi funerali.
Mi verrebbero da fare dei parallelismi con la situazione politica attuale ma non voglio finirla in polemica, non sarebbe rispettoso per la memoria di quest’uomo, voglio solo dire che a me, uomo di sinistra (che non sa più bene cosa voglia dire questa parola ma si ostina a definirsi tale) la vita di questo moderato, monarchico, insegna l’etica della responsabilità e del rispetto, cose molto presenti nella cultura della vecchia classe operaia ma che sono venute meno nel corso degli anni ‘70 e ‘80 all’interno dei movimenti di sinistra, ed è paradossale che nel disprezzo delle regole destra e sinistra (da una parte per il prevalere degli interessi individuali e dall’altra per questioni ideologiche) siano state tragicamente concordi.
Senza se e senza ma
mercoledì, dicembre 16th, 2009Sono convinto, una volta tanto, che abbia detto bene Bersani (Pierluigi): condanna della violenza senza se e senza ma. L’ atto dello psicolabile Tartaglia non può avere alcun tipo di giustificazione. Il volto sanguinante e tumefatto del Presidente del Consiglio mi ha impressionato e spaventato. Non mi piacciono i toni aggressivi e i luoghi comuni di certo antiberlusconismo che mi sembrano fin troppo simili (mutatis mutandis) a quanto abbiamo già sentito in altre stagioni.
Questo non cambia di un millimetro il mio giudizio su questa maggioranza illiberale, certamente dannosa per il Paese (adesso pare vogliano prendere non meglio precisate misure per il controllo di internet, nientepopodimeno!), che ha però, particolare non irrilevante in democrazia, vinto largamente le elezioni politiche e ha la piena legittimità di governare (e abbiamo tutti interesse che, finalmente, lo faccia).

