Parto da una evidenza statistica rilevata qualche anno fa da una ricerca dell’università di Bologna (sede di Forlì): l’Incidenza percentuale degli imprenditori stranieri sul totale degli imprenditori in attivitá assimilabili alla vendita di articoli di abbigliamento, accessori, chincaglieria ecc. ecc., al 2007, è la seguente:

Comune Tot. Impr. Impr. Str. % Impr.Stranieri
Bellaria Igea Marina 124 17 13,7%
Cattolica 185 21 11,4%
Misano Adriatico 57 11 19,3%
Riccione 325 60 18,5%
Rimini 1.185 307 25,9%

(Fonte: elaborazione Universitá di Bologna su dati CCIAA di Rimini, 2007)

Nei 5 comuni costieri la percentuale di imprenditori stranieri sul totale di imprenditori nei settori merceologici compatibili e assimilabili con la vendita ambulante supera il 10%.

“In particolare nel comune di Rimini si registra un’incidenza percentuale del 25,9%, che vuol dire che nei settori dell’imprenditoria attiva regolare ai quali è maggiormente simile la vendita in spiaggia, un imprenditore su quattro è ormai uno straniero.”

Questi sono dati del 2007. La percezione è che, oggi, il fenomeno si sia ulteriormente accentuato andando a modificare fortemente la struttura commerciale riminese con un impatto di cui ci si può rendere conto anche ‘visivamente’  passeggiando per qualche chilometro sui viali dei principi e delle regine (sic) nella zona sud. Nella quasi totalità dei casi si tratta di attività che  contribuiscono ad abbassare la qualità complessiva dell’offerta e stiamo parlando di imprenditori ‘regolari’ che vendono merci non contraffatte, per quanto, normalmente di scarso pregio.

Proporzionalmente pare sia cresciuto  anche l’abusivismo commerciale (persone che vendono in modo non regolare merci legali e/o contraffatte) fino a configurare, in un contesto come questo, gli estremi di un pericolo per l’ordine e l’incolumità pubblica. Tra Piazzale Pascoli, Bellariva, Marebello, Rivazzurra e Miramare  si concentrano il 70%-80% delle attività commerciali abusive del territorio del Comune di Rimini (sempre secondo quelle statistiche di qualche anno fa).

Il profilo del venditore abusivo è fortemente cambiato negli ultimi anni, adesso sono per lo più persone straniere con regolare permesso di soggiorno che probabilmente svolgono altri lavori più o meno precari che integrano il proprio reddito svolgendo in estate questa attività illegale a Rimini e poi se ne tornano nei loro luoghi di residenza abituale.

Le analisi scientifiche effettuate negli ultimi anni parlano di numeri più o meno costanti intorno alle 500 unitá per stagione in media, la percezione comune è che invece il numero sia in costante crescita e in mutazione nelle forme di vendita (i veri e propri suk di cartone sulla spiaggia di Rivazzurra l’anno scorso).

A fronte di questa situazione, per più versi drammatica, le risposte che vengono dalla politica appaiono adeguate?

La domanda è retorica. Se per un verso movimenti e partiti di centro destra che facevano e fanno ‘la faccia dura’, ostentando una fermezza per lo più ‘parolaia’, hanno sostanzialmente fallito l’obiettivo legandolo ad una strategia meramente repressiva dall’altra non sono venute risposte significative nè nell’ambito della repressione, nè, peraltro, nella predisposizione e perseguimento di soluzioni inedite e innovative sul piano normativo ed amministrativo.

All’inizio di ogni stagione turistica si assiste al rituale incontro delle autorità locali e statali che in qualche misura si rimpallano le responsabilitá e mettono le mani avanti, dichiarando, in questo modo, la propria impotenza.

Parliamoci chiaro, siamo di fronte ad un fenomeno che farebbe tremare le vene ai polsi a chiunque e se penso a certi ‘urlatori’ di professione (e per interesse) mi chiedo con sgomento in che mani finiremmo se questi ,sull’onda del malcontento, dovessero assumere responsabilitá di governo, tuttavia mi pare che, anche, nell’agenda dei politici ‘sani’ non ci sia ancora la consapevolezza che questa è LA priorità.

Senza una adeguata soluzione di questo problema ci possiamo scordare i piani strategici, i master plan, lo stesso piano di salvaguardia della balneazione, che ci consentirà di risolvere l’annoso problema delle fogne, sarebbe infine, dopo così tanti sacrifici, inutile perchè non ci sarebbero più turisti ad apprezzare l’ulteriore qualità e sicurezza del nostro mare e delle nostre spiagge.

Da Miramare si alza un grido di dolore, ma non è un lamento, la gente è pronta a collaborare con chiunque sia realmente intenzionato a porre mano alla situazione, c’è voglia di partecipare, di mobilitarsi in modo costruttivo, per contribuire alla soluzione dei problemi in primo luogo dimostrando che esiste ancora un tessuto sociale ed economico attivo e responsabile. La gente, giovani soprattutto (e anche questa è una cosa bella) è fortemente intenzionata a non lasciare campo libero all’illegalità sul territorio.

Le manifestazioni di questi giorni hanno questo semplice significato: guardate, qui esiste una comunità che ha una storia, delle tradizioni. dei principi, della gente che ha lavoato sodo per assicurare a sè stessa, alla propria famiglia (e alla città) un futuro di benessere e sicurezza e non intende rinunciarvi per rispetto di chi ci ha preceduto e, anche, per le generazioni future.

Spero davvero che chi comanda sappia raccogliere questo grido e sia al fianco, non un interlocutore, della gente che lotta.