La sua guerra mondiale

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Una volta, diversi anni fa, ho chiesto a mio babbo di raccontare la sua esperienza della guerra e ho velocemente e confusamente scritto alcune note del suo racconto e me le sono dimenticate. Stasera, cercando qualcos’altro, le ho ritrovate e ho trovato anche anche questo foglio  scritto da lui stesso in cui descrive la sua fuga dalla deportazione dopo l’8 settembre.
E’ la storia della SUA guerra mondiale,
“8 settembre 1943 avevo 23 anni
Chi parla è Ferri Alberto nato a Sassofeltrio Pesaro 22-10-1920.
Il 20 ottobre ci mettono sul treno che ci deve portare in Germania quando siamo a Trento un maresciallo che parlava italiano ha detto:
“30 uomini devono scendere che devono andare a Verona San Bonifacio a caricare delle gomme per i tedeschi che li devono portare in Germania.”
Finito di caricare le gomme si parte per la Germania e io che avevo  sentito quelle parole mi sono deciso a
scappare un minuto di [] ho saltato la rete e sono scappato in mezzo ai campi.
Trovo un uomo che lavorava e mi ha portato a casa sua, mi ha nascosto (?) mi ha dato da mangiare e mantenuto come un figlio. A Monte Forte Via Roma Verona provincia.
Lì mi è venuto a prendere il mio babbo e sono venuto a casa.
Il 10/3/1940 arriva la cartolina precetto, Pesaro, Teramo. Il 10/6/1940 l’Italia entra in guerra. Da Teramo a a Castiglion dei Pepoli in attesa della spedizione in Albania. 5 mesi a Castiglion de Pepoli. Dopo, Alessandria, in caserma e da qui in Jugoslavia, a Lubiana (aprile 1941) (Galeazzi di Pesaro, Barbieri di Pesaro, Vanzolini [nomi di alcuni commilitoni], operai e contadini).
L‘esercito croato si è dato alla macchia senza combattere. Ritornati ad Alessandria e da qui tutti i giovani hanno formato un gruppo semovente con obiettivo la Russia, non siamo potuti partire perchè i carri e i camion non avrebbero funzionato al freddo. Allora cambia la destinazione:Africa.
 
Partiamo 9/1942 arrivati a Trapani si blocca il treno perchè gli americani preparano uno sbarco in Africa.
Si mangiava tutti solo la sera, scatolette di carne e formaggio e gallette. Minestre calde solo quando si era fermi
[Impegnato nella] Difesa costiera antisbarco con cannoni dal 1/6/1943 sino allo sbarco americano del giugno 1943
Fuga verso nord. I tedeschi ignoravano gli italiani, lavoravo con i tedeschi, trasportavo con il camion le (?). Incidente con il camion a Battipaglia vicino Napoli (20/8/1943), l’autista bergamasco sempre ubriaco è andato a sbattere contro una casa di notte.
 
Presi il treno con un salvacondotto dato dai tedeschi (per raggiungere il reggimento ad Alessandria). Arrivato a Roma scopro di avere febbre altissima (40°). Andai dalla mia sorella Caterina e lei chiamò il dottore che mi fece prendere il chinino e superai la crisi e andai a casa al Gesso (Sassofeltrio PS n.d.r.) L’8/9/1943 riparto per Alessandria e qui apprendo la dichiarazione di armistizio di Badoglio e qui i tedeschi fanno prigionieri tutti i soldati italiani. Ci chiudono nella caserma in attesa della deportazione. Dopo 2/3 giorni ci portano a Mantova in una caserma, eravamo 40.000, tutte le mattine ne prendevano 500 e li portavano in Germania e quanti non son più tornati! (un certo Ferri di Modena, impiegato, lo persi di vista, forse deportato)
 
Nella caserma distribuivo il rancio, la gente portava cibo tutti i giorni dalla mattina alla sera, grande solidarietà.
Una mattina verso la fine di settembre ci prendono e ci caricano in un treno merci destinazione Germania. Arrivato a Trento il maresciallo ha chiesto 30 uomini per un lavoro e ci ha portato a San Bonifacio in provincia di Verona a caricare gomme per tutti i mezzi.
Eravamo in un stabilimento non c’erano guardie ho saltato la mura e sono scappato per la campagna, scappai da solo ma so che altri 4 o 5 fuggirono. Arrivai a Monteforte (5km da San Bonifacio verso []. Tutto sporco bagnato, affamato, con la febbre da malaria. Ho incontrato un contadino in mazzo a un campo e mi ha portato in casa sua, gli ho detto “Sono scappato dai tedeschi, datemi un rifugio!” Questo contadino, di 50/60 anni si chiamava [], mi ha portato a casa sua, mi ha dato da mangiare, cambiato i panni e mi ha curato.
Aveva la moglie, la nuora vedova, i nipoti di 5/6 anni, il figlio era morto a Verona sotto le armi per il calcio di un cavallo. Abitava in via Roma.babbo-nonno Sono rimasto 15 giorni lavorando nella stalla, intanto avevo scritto a mio babbo Cesare che mi venne a prendere. Nei 15 giorni ho lavorato, pulivo la stalla e le vacche, lavoravo in campagna. Sono tornato a casa verso metà novembre 1943 ero ancora malato di malaria, arrivata l’estate ebbi una ricaduta molto forte, nel luglio 1944 rimasi malato.
C’era un vecchio, uno sfollato di Rimini, che ha detto alla mia mamma Erminia Casali: ‘Fa bollire l’assensa” (Assenzio ? n.d.r.) una pianta molto amara e con questa tisana combattevo gli attacchi di malaria.
Al Gesso non è più tornato Marco Rinaldi, aveva 24 anni quando partì, morì nel 1941 sotto il bombardamento della sua nave mentre andava in Africa. In Jugoslavia i partigiani uccisero 2/3 amici.

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